Mio Padre, quello dell’uomo in ammollo…

caroselloMio padre era un uomo di marketing, di marketing vero, quello dei detersivi quando nella case di molti italiani non c’era nemmeno l’acqua corrente. Lui era il Direttore Marketing di Unilever Italia ovvero della Scuola di Marketing per eccellenza in Italia e nel mondo. Lui era quello che aveva lanciato il Bio Presto con la campagna dell’Uomo in Ammollo. Quello del Vim, della Margarina e del Carosello (che per me significcava “ora di andare a letto”, dopo aver visto il lavoro di Papà).vim clorex

Ma non è di questo che voglio scrivere. Oggi, giorno dell’anniversario della sua nascita voglio raccontare una cosa di lui che ho scoperto solo dopo la sua morte. Un episodio che ha ispirato spesso le mie decisioni e la mia indignazione degli ultimi anni. Negli anni ’70 l’Unilever aveva una fabbrica di detersivi in provincia di Milano che era stata sovradimensionata rispetto ai risultati di vendita raggiunti sul mercato ita

prodotti lever industriale

alcuni dei prodotti della lever industriale

liano. Il Top Management di allora, rigorosamente Inglese o Olandese, decise che fosse necessario licenziare mille operai e chiudere parte dello stabilimento. Mio padre, che conosceva personalmente tutti quegli operai perché con loro aveva messo a punto più volte la produzione di nuovi prodotti, invece di arrendersi all’evidenza e alle decisioni prese dai “capi supremi”, il venerdì sera volò a Rotterdam (in Olanda) dal suo collega e amico chimico e in un weekend misero a punto una nuova linea di prodotti dedicati ai grandi clienti: alberghi, ospedali, scuole etc. La chiamarono Lever Industriale. Nel weekend fecero anche il Business Plan e il logo (disegnato da mio padre stesso). Il lunedì mattina presento il piano ai grandi capi e li convinse a convertire la produzione invece di chiuderla. Quella business Unit creata in un weekend fu, per oltre venti anni, quella più profittevole in Europa.

lever industriale

Il logo disegnato da mio padre e dei grafici (fatti a mano) con gli andamenti delle vendite

Ogni volta che faccio una doccia in un albergo usando un flaconcino di shampoo personalizzato mi ricordo di mio padre e sorrido orgoglioso. Ed ogni volta che sento di aziende che chiudono e licenziano non posso che pensare alla pochezza dei loro manager e imprenditori. Ed ogni volta che sento parlare di exit non riesco a non avere la nausea pensando a quanta poca gloria ci sia nel diventare ricchi e quanta di più nel dare lavoro alle persone in modo stabile e meritocratico.

Alcuni anni dopo in pieno terrorismo il top management non riusciva a trovare, tra i propri dirigenti, nessuno che fosse gradito al sindacato come direttore del personale. Alla fine si decisero a fare un sondaggio tra tutti i dipendenti del gruppo (alcune migliaia) chiedendo chi gradissero come Direttore del Personale tra i dirigenti in carica. Mio padre, con grande sorpresa dei grandi capi, raccolse un plebiscito di preferenze e fu costretto a lasciare la carica di Direttore Marketing per diventare Direttore del Personale. Nel dargli l’incarico gli consegnarono un laccio emostatico e le istruzioni per usarlo nel caso i brigatisti lo avessero gambizzato. Mio padre cominciò a malincuore il noiosissimo lavoro di Direttore del Personale combattendo ogni giorno con la miopia e l’ignoranza dei sindacati italiani e da lui ho ereditato il fastidio

Montanelli_attentato

Indro Montanelli ferito dalla Brigate Rosse

per i sindacalisti disonesti che fanno finta di fare gli interessi dei loro rappresentati e invece fanno solo il proprio.

Mi padre ha finito la sua carriera come responsabile ufficio studi o qualcosa del genere. Stava tutto il giorno a studiare e a mettere a posto una sorta di biblioteca interna. Ogni tanto gli chiedevano di fare qualche analisi di mercato e previsione e lui le faceva con gentilezza e diligenza. Anni dopo che era andato in pensione vennero da Rotterdam dei super manager con macchinona e autista a trovarlo a casa nostra. Quando se ne andarono chiesi incuriosito a mio padre cosa volessero visto che erano ormai 5 o sei anni che era in pensione. Mi rispose: “volevano sapere come avessi previsto l’arrivo degli hard discount e la fine delle marche di detersivo con più di quindici anni di anticipo e con così scarsi mezzi”. Io stupito gli chiesi ancora: “E tu cosa gli hai risposto?”. Lui sorridendo triste mi disse: “gli ho raccontato un pò di panzane e se le sono bevute.”, “Panzane?!?” Gli dico io e, Lui, impassibile “Si panzane!. Troppa gente ha fatto carriera con le mie analisi e intuizione. Ora basta. Facciano almeno la fatica di studiare come ho fatto io per anni invece di venire ancora qui a chiedere a me, se la sbrighino da soli se ne sono capaci io li avevo avvisati di cosa sarebbe successo e non mi avevano creduto”.

mio padre ad una presentazione

Mio Padre durante una presentazione

Per reazione alla sua vita d’impiegato, umile, fedele e ubbidiente ho sviluppato un odio profondo per qualsiasi forma di gerarchia basata sul potere e l’appartenenza, invece, che sul merito. Per “colpa sua” non ho mai fatto il dipendente in vita mia e non ho mai sopportato gli uffici nei grattacieli. Lui, infatti, aveva il suo ufficio al sesto piano di quello che, allora, era l’unico grattacielo di Milano e che, ora, è un ridicolo e vecchio palazzotto abbandonato o quasi in zona Garibaldi. Quegli uffici erano per me una gabbia che imprigionavano il mio amato babbo ed erano pieni di persone prepotenti che gli facevano fare cose ingiuste. Erano, a dire il vero, anche il posto dove un sacco di persone mi accoglievano con amore solo perché figlio del dr Elestici. Gente che mi sussurrava nell’orecchio che ero proprio fortunato ad aver un papà così bravo e buono. A me pareva normale, ma poi ho capito cosa volesse dire. Lo capisco ora che cerco di ricordarmi qualcuno che non amasse mio padre e non me lo rammento. Lui era

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La lettera di saluti che gli scriserò i colleghi quando andò in pensione (da leggere).

amato da tutti: dalle segretarie, dagli uscieri, dagli autisti, dai cuochi, dalle suorine della parrocchia, dai vicini, dalle mie maestre, dai suoi amici anche lontani e anche dai miei amici che lo trovavano così gentile e dalle mie amiche che lo consideravano così elegante e bello. Era amato da tutti, e a me pareva del tutto normale fosse così, perché anche io lo amavo sebbene lo considerassi “troppo” gentile.

A differenza sua, infatti, ho passato la vita a litigare con il mondo intero e a combattere qualsiasi ingiustizia vedessi. Mi sono sempre rifiutato di prendere ordini da chiunque non meritasse la mia fiducia a partire dai maestri e gli insegnanti. Ho fatto scelte irragionevoli e azzardate che lui non credo approvasse. Insomma ho fatto di tutto per non fare i suoi “errori”. Di tutto per non “finire come lui”. Solo ora, però, sento che sto facendo onore al suo esempio. Solo ora sento l’orgoglio di fare impresa per cambiare la vita delle persone in meglio, di considerare il profitto solo uno strumento per dare benessere a tanti e non solo a pochi. Insomma solo ora mi sento degno figlio di mio padre anche se devo ancora dimostrare di saper fare anche sola una minima parte di ciò che a lui riusci di ideare in un solo weekend e che durò decine di anni.

andrea@elestici.com

S-blogger a tempo perso e imprenditore a tempo non retribuito.

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