Odio il capodanno

Odio il capodanno. Trovo che sia la ricorrenza più triste dell’anno. Milioni di persone che festeggiano il nulla se non il ripetersi di una speranza vana come il vincere il superenalotto giocando 1 euro. Lo odio e l’ho sempre odiato. In particolare ho sempre detestato dovermi divertire a comando. Allo scoccare della mezzanotte. Dover festeggiare su ordine di Pippo Baudo o di una lancetta.

Detesto stare al freddo in qualche piazza a urlare e lasciare luridume ovunque.

Detesto vedere la gente ubriaca. Mi hanno sempre fatto schifo gli ubriachi e in particolare le donne ubriache.

Detesto con tutto il cuore il detto. “se ……. a capodanno ……. tutto l’anno”. In particolare detesto mettere al posto dei puntini il verbo “scopare”. Non ho mai scopato a capodanno ne il primo dell’anno. Mai fatto in vita, eppure, non mi posso certo lamentare. Qualche gustosa accoppiata me la sono proprio fatta.

Detesto con ogni parte del mio corpo dover fare tardi per forza. A me piace dormine e trovo uno spreco di tempo stare sveglio di notte invece che sognare o semplicemente riposarsi.

Come tutti ho fatto trascorso alcuni capodanni a Parigi e sono quasi morto assiderato (ai miei tempi a capodanno si moriva di freddo non come ora che ci sono 20 gradi) o in altre grandi città tutte altrettanto noiose. Come tutti ho passato qualche capodanno in montagna e non mi ricordo nulla di particolare se non che adoro sciare. Ho trascorso qualche capodanno cenando con gli amici e sono sempre state cene faticose e troppo lunghe rispetto a quelle che organizzavamo durante l’anno per puro piacere di stare insieme.

Credo di aver anche ballato a capodanno. A me piace ballare e sballarmi al ritmo della musica ma a capodanno non ricordo ci esserci mai riuscito a sballarmi se non, adesso mi ricordo, alle medie quando per la prima volta ho passato il capodanno a casa di amici ed ho pomiciato con la mia prima fidanzata. Finalmente un ricordo gioioso. Un capodanno pieno di desiderio e sorpresa. Il suo profumo, il piacere di stringerla ballando il lento. Accidenti l’alzaimer avanza. Se mi fossi ricordato prima di questo capodanno da adolescente forse avrei cambiato titolo in “adoro il capodanno dei primi baci”. Una volta poter stare con una ragazza fuori la sera era un privilegio da festa di capodanno (con i genitori al piano di sopra e noi in taverna…) e forse allora mi eccitava l’idea di questa festa. Ma non più delle altre feste fatte anche di pomeriggio ma senza i genitori. Era la presenza delle ragazze a fare la differenza non la data, ne l’ora segnata dall’orologio. Noi, durante le feste, oscuravamo tutte le finestre e mettevamo le luci da discoteca anche se erano le quattro del pomeriggio di giugno.

Ricordo con piacere i capodanno con i miei figli piccoli che dormivano nelle stanze vicine e la preoccupazione che si svegliassero per i botti. Lo sguardo impaurito di quando succedeva. Il piacere di tenerli accanto nel letto per farli riaddormentare. Capodanni di routine se non per il rumore notturno. Mi ricordo gli anni in cui avrei voluto essere altrove a capodanno. In un altro emisfero, al caldo invece che al freddo.  E i capodanni in cui avrei voluto esser da solo o in compagnia di qualcuno che non poteva essere con me o che non ci sarebbe mai più potuto essere.

Una sola volta ho fatto un capodanno in un ristorante e lo ricordo come disgustosamente finto e ancora più triste di tutti gli altri e lo sconsiglio a chiunque.

Un capodanno lo ricordo con grande gioia ed eravamo a Parigi in casa di amici squattrinati ma pieni di talento che riuscirono a farci ridere tutta la sera improvvisando travestimenti e spettacolini di ogni tipo usando lenzuola, cuscini e parrucche di cui era piena quella casa di artisti e ballerini. Lo ricordo come l’unico capodanno che io abbia passato a ridere a crepapelle.  Nemmeno ci siamo resi conto che stesse arrivando la mezzanotte.

Ora i capodanno si fanno sui social, condividendo foto di tavolate e di feste. Sembra che veramente tutti si divertano un sacco a capodanno. Che tutti scopino un sacco, che tutti siano in buona compagnia e che tutti siano in salute e allegri. Magari è proprio così ma se lo fosse realmente che bisogno ci sarebbe di mostrarlo con tanta enfasi? Non ci credo a sti faccia da selfie.

Per me il capodanno resta una festa di merda in cui la gente si annoia da morire ma poi fa finta di essere allegra per quei 10 minuti che servono a fare la parte. E ancora più odiosi sono i post di buoni propositi e del tutto vani quelli con i 10 consigli per un anno di successo o minchiate simili che gli influencer ci propinano convinti di avere qualcosa da dire invece che solo da far dimenticare o farsi pagare.

Va beh, per fortuna è passato anche questo capodanno ed oggi c’è ancora il sole. Andrò a farmi un altro bel giro in bici come ho fatto ieri sera fino a congelarmi le mani e i piedi in val di Zena prima di correre in cerca dello Zampone oramai introvabile. Ebbene si, lo confesso. Ieri sera non ho mangiato nemmeno lo zampone. Nei supermercati dove sono andato erano tutti esauriti. E’ la prima volta che non mangio lo Zampone. Che sia un buon segno? Chi non mangia lo zampone a capodanno… va in bici tutto l’anno?…

Comunque buon anno a te ed una citazione colta di Gramsci che a proposito del capodanno le pensa come me seppur con ben altri contenuti e valori dei miei miserrimi s-post:

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. 

andrea@elestici.com

S-blogger a tempo perso e imprenditore a tempo non retribuito.

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