GRUEMP: Sembra un corso di Leadership ma è una tortura psicologica

Racconto questa storia dopo quasi vent’anni solo perché ieri ho scoperto che questi delinquenti sono ancora sul mercato ed io mi sento in colpa per non averli fermati a tempo debito. Sarà un racconto lungo e molto personale. Non parlerò di startup ma di formazione professionale e personale. Roba apparentemente normale e priva di rischi se fatta in modo serio e professionale ma estremamente pericolosa se fatta con altri fini.

Il tutto avvenne nel 1999. Lavoravo in Inferentia, non ero ancora diventato socio, e stavo facendo i salti mortali per evitare che fallisse. Qualche mese prima era morto mio padre tra le mie braccia per un tumore al fegato. In quel periodo ero, diciamo, piuttosto litigioso e irascibile, non che prima fossi un angelo però stavo realmente esagerando. Capitava spesso che urlassi nei corridoi e durante le riunioni anche con i clienti che mi facevano girare i coglioni. Soprattutto trattavo a pesci in faccia chi non capiva che il web ci avrebbe cambiato la vita e soprattutto il modo di fare business. Quando mi capitava, e mi capitava spesso, di sentire che l’ecommerce non avrebbe potuto funzionare in Italia; o, mi toccava ascoltare, che quella fottutissima “signora maria” non avrebbe mai usato internet mi saltavano i nervi e cominciavo a sbraitare. Insomma diciamo che avevo un problema di autocontrollo e di leadership… consigliato da un mio caro amico, serissimo professionista della formazione manageriale di alto livello (realmente uno serio ed amico), decisi di andare a fare un corso intensivo di alcuni giorni in quel di Padova, città natale di mia madre.

Arrivai sul posto la mattina in automobile da Milano. La sera prima avevo finito di lavorare alle 2 di notte eppure mi presentai li alle 9 come da programma. La location era l’hotel “le padovanelle” vicino all’ippodromo. Da bravo managerino in carriera mi registro e chiedo il programma del corso, non avevo avuto nemmeno il tempo di informarmi di come funzionasse, non mi danno nulla. Chiedo e non mi rispondono. Continuano a cambiare le persone al desk ma nessuno mi risponde. In compenso mi chiedono di lasciare a loro computer e telefono cellulare perché durante il corso non avrei potuto comunicare con nessuno. Ho protestato dicendo, ed era vero, che stavo seguendo dei progetti e delle trattative importanti. Non potevo sparire per dei giorni, avevo delle responsabilità. Nulla da fare. Mollo tutto e comincio ad aspettare. Cerco ti telefonare dalla cabina dell’albergo in ufficio ma me lo impediscono. Passano 1, 2, 3 ore senza che succeda nulla se non che mi fanno compilare un questionario con un sacco di domande personali e test di vario tipo. Un questionario che mi ricordava vagamente qualcosa di conosciuto ma al momento non mi resi conto di cosa fosse. Solo alla fine del corso mi ricordai che assomigliava molto ai questionari che ti propinavano quelli di Scientology per venderti il loro libro ed i relativi corso verso la felicità.

Ci fanno mangiare in  una sala completamente al oscurata e, dopo mangiato, finalmente comincia il corso.  Ci troviamo in una sala, anch’essa oscurata. Saremo una trentina di persone sedute ad un tavolo a ferro di cavallo. Mi guardo intorno e rimango perplesso. Ci sono persone di ogni tipo ma nessuna di loro mi pare abbia le sembianze di manager in carriera come me. Sono donne e uomini di una certa età, ragazzine poco più che maggiorenni, uomini e ragazzi.

Il capo del team di formatori, un certo Claudio Frasson, ci fa un discorso riguardo il percorso che faremo verso la luce e ci racconta una storia di Gengis khan e Gesù Cristo. Ci dice che sono morti alla stessa età, che non mi ricordo quale altra coincidenza storico astrale li accomunasse; ma se la memoria non mi inganna, disse che l’uno era la reincarnazione dell’altro.

Claudio Frasson

Ciò che importa però è che loro erano due leader e noi potevamo essere come uno di loro etc etc. Loro ci avrebbero aiutato a scoprire che tipo di leader fossimo ed a scoprire il nostro potenziale inespresso. Ci danno anche delle regole ferree da rispettare come il fatto che non potessimo parlare con nessuno durate i tragitti verso la camera da letto, nemmeno con il nostro compagno di camera. Che dovessimo imparare ad ascoltare noi stessi senza parlare. Insomma roba di questo tipo.

Credo che durante quella prima riunione ci siamo anche presentati ed io ebbi la prova che non i miei compagni di corso non fossero dei manager me gente di ogni tipo. Massaie, tabaccai, studenti, venditori, industriali, infermiere, di tutto. La giornata finisce con una cena surreale nel più totale silenzio e poi a dormire sempre in silenzio e senza alcun orologio. Dimenticavo che oltre ai cellulari ci avevano tolto anche tutti gli orologi ed in camera non c’è n’erano.

Dopo un tempo imprecisato veniamo svegliati e se non ricordo male anche nello svegliarsi c’era qualche procedura da seguire che riguardava il prendersi cura del compagno  di stanza o rispondere dei suoi errori. A si, se non sbaglio, il meccanismo era che se io avessi sbagliato qualcosa a pagarne le conseguenze sarebbe stato lui o viceversa. Tra le regole ci hanno detto che gli uomini avrebbero dovuto vestirsi in giacca e cravatta mentre le donne con la gonna. Io però non mi ero portato dietro ne la giacca ne la cravatta perché ne avevo, da poco, sconsigliato l’uso in Inferentia. Il mio compagno fu castigato per questa mia mancanza e, subito dopo, mi prestò un suo abito e relativa cravatta. La sveglia mi coglie alquanto assonnato ma penso che ciò sia dovuto al poco sonno della notte precedente. Dopo poco il corso entra nel vivo e i formatori cominciano a creare delle scenette usandoci come attori o comparse a seconda del caso. In queste scenette i partecipanti rivivono momenti drammatici della loro vita e con l’aiuto degli altri cercano di superarne i traumi. Provo ora a elencare alcuni casi. Mi limito a quelli che ricordo meglio ma evito di descriverne i dettagli.

  1. suicidio del fratello adolescente, trovato impiccato in cucina;
  2. violenza carnale da parte di un conoscente del marito ma mai confessata al marito per paura che questo lo uccidesse e venisse in galera. Violenza risalente a circa 20 anni prima. La signora era ormai nonna;
  3. morte del padre imprenditore all’età di 4 anni, morte avvenuta davanti agli occhi del figlio, ora adulto e a capo dell’azienda del padre, che partecipava al corso;
  4. relazione amorosa con un nero (allora erano pochi ma non per questo considerati degni di stare con una ragazza bianca);
  5. uso di eroina e prostituzione;
  6. uccisione di un bambino investito dal partecipante al corso mentre alla guida di un’auto;

Altri non me li ricordo bene ma erano più o meno tutti dello stesso tipo. La scenetta veniva ricostruita e gestita applicando le tecniche della PNL (Programmazione Neuro Linguistica) ed era resa più credibile grazie all’uso di scenografie e costumi. Per darti un’idea del grado di realismo: nel caso del bambino a cui era morto il padre era stata portata in sala una bara vera con candelabri da veglia…

il poveretto in questione era portato a rivivere il dramma del lutto del padre ed a superarlo. In quel caso mi ricordo che la catarsi avvenne con lui che piangeva sul feretro del padre e gli diceva che gli voleva bene e che sperava di essere all’altezza di sostituirlo in azienda..

Puoi immaginare come siano stati ricostruite le violenze carnali e le relazioni con il nero? Che loro chiamavano NEGRO DI MERDA, ACCATTONE E SPACCIATORE? Con ricostruzione all’arancia meccanica molto molto realistiche, troppo realistiche per non diventare credibili per la vittima di turno che puoi ben immaginare quanto possa essere debole sul tema…

Come premio e dimostrazione del risultato raggiunto il fortunato/ la fortunata, otteneva di poter bere dalla lanterna della luce. Una sorta di lampada di Aladino dorata con dentro non so bene cosa. Forse semplice acqua minerale. Alla fine del rito il soggetto veniva dichiarato CLEAR (alla Scientology appunto) o qualcosa di simile che però sarebbe stato meglio chiamare “soggiogato”.

Le messe in scena andarono avanti per giorni ma vi chiederete come si potesse improvvisare tali scenografie e, soprattutto, come potessero sti “formatori” sapere dove scovare il trauma giusto? Domanda legittima ma di facile risposta. Usavano il “passa parola” ovvero tutte quelle persone erano state convinte a partecipare al corso da loro famigliari o conoscenti che lo avevano fatto prima di loro e che avevano rivelato agli organizzatori i traumi subiti da loro conoscenti e parenti. Nel caso della ragazza drogata erano stati i genitori a dirlo agli organizzatori, nel caso di quella che si era innamorata del nero pure, dell’imprenditore orfano lo zio o il fratello e via dicendo. Gli organizzatori erano informatissimi su tutto compreso il patrimonio personale delle persone come nel caso della tabaccaia pugliese che negli anni si era dimostrata un’ottima imprenditrice ed aveva aperto varie attività di noleggio e ricettive accumulando un patrimonio di dieci milioni di euro. Mi ricordo questo numero che lei non voleva rivelare ma che loro la costrinsero a dire davanti a tutti non mi ricordo per quale ragione. L’idea di questi “formatori” era che grazie a queste corsi ed al passa parola tra parenti ed amici tutti avrebbero trovato la luce e il successo personale. In pratica prima sottoponevano i partecipanti ad un trattamento scoccante ma apparentemente liberatorio e poi sull’onda dell’entusiasmo momentaneo li usavano come procacciatori di clienti o di informazioni utili a convincere i prossimi clienti a partecipare al corso.

Io, però, non facevo parte del loro giro. Ero capitato li per caso ma non per questo non sono finito nel vortice anzi per mia disgrazia sono un tipo piuttosto sensibile ed empatico anche se, o forse proprio per questo, faccio spesso l’antipatico. Insomma io mi sono immedesimato in tutti i drammi inscenati durante il corso e pian piano sono diventato un complice dei formatori al punto che mi hanno fatto entrare nella loro stanza dei trucchi per organizzare le successive messe in scena solo che io non stavo fingendo, come loro, ci credevo veramente che potesse servire per aiutarli a superare i loro traumi. Io divenni uno degli attori più efficaci del corso addirittura meglio di quelli che usavano loro facendo finta che fossero partecipanti al corso.

Peccato che nessun essere umano normale e senza preparazione adeguata possa sopportare di immedesimarsi in drammi di quella portata senza subirne delle conseguenze. Se poi ci aggiungi che questi “professionisti della formazione” ci stavano facendo perdere completamente la nozione del tempo e ci avevano fatto dormire meno di tre ore per notte facendoci credere di averne dormite otto; allora ti spieghi come mai io, dopo essere stato cacciato dalla sicurezza dell’albergo perché non rispettavo più le regole del corso, abbia guidato per 24 ore di fila da Padova a Cester (UK) senza mai dormire, ne mangiare, senza mai pagare un solo pedaggio né il traghetto della manica e che sia arrivato li in condizioni psicofisiche talmente critiche da rischiare un ricovero d’urgenza in ospedale. Il mio istinto di sopravvivenza mi aveva portato li dove c’era chi conoscendomi bene mi ha aiutato ad addormentarmi e piano piano riprendere il controllo della mia psiche del tutto spappolata da questa esperienza devastante.

Ebbene questo “corso” esiste ancora e si chiama “corsa nella luce” e lo presentano così:

“CORSA NELLA LUCE è il nostro “corso TOP” del percorso di Formazione e Crescita Personale. Dal 1995 oltre le 218 edizioni, un record di longevità tra i corsi di Motivazione in Italia. Un corso Full immersion che consente una formazione concreta ed efficace utilizzando l’approccio del Life Coaching per aiutare le persone a migliorare le competenze trasversali e la motivazione personale”.

Il corso è organizzato da Gruemp che dicono significhi: Gestione Relazioni Umane E Motivazione Personale.  Ma che io credo sia una sorta di sotto setta di Scientology o che, anche non lo fosse, usi gli stessi loro sistemi psico-motivazionali di diffusione e circuizione.

Non so come finire questo mio s-post se non pensando all’errore che feci allora quando convinsi mio fratello a non sporgere denuncia contro questi delinquenti dicendogli che non me la sentivo di affrontare anche un processo dopo quello che avevo vissuto. Mi ci sono voluti quasi vent’anni per trovare il coraggio di raccontare questa violenza omettendo però le parti più drammatiche e intime. Una violenza che ha segnato profondamente la mia vita. Non posso dire che non mi sia servita; ma di sicuro non auguro nemmeno al mio peggior nemico di trovarsi in una situazione analoga. I loro trattamenti sono da tortura carceraria, da arancia meccanica, altro che corsi di leadership. Questa è gente pericolosa da cui stare molto, molto alla larga. Non oso immaginare che uso facciano delle informazioni riservate e personali che riescono a carpire durante tali trattamenti. Forse sono proprio queste informazioni e l’uso che ne fanno che spiegano il record di longevità del loro corso. Già, un vero record che speriamo finisca presto anche grazie a questo mio s-post.

 

andrea@elestici.com

S-blogger a tempo perso e imprenditore a tempo non retribuito.

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